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DECRETO RILANCIO - AI SENSI DEL DL 73/2021
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8 maggio 2021

Santa Maddalena di Canossa 

fondatrice delle Figlie e dei Figli della Carità, Serve dei Poveri

Carissimi amici,

vogliamo farvi conoscere alcuni tratti della nostra Fondatrice, alcune caratteristiche del nostro Istituto che giornalmente cerchiamo di condividere con voi,

                                                                                              con la nostra testimonianza di comunità.

 

Maddalena di Canossa è una donna che ha creduto all'amore del Signore Gesù e, inviata dal suo Spirito tra i fratelli più bisognosi, li serve con cuore di madre e ardore di apostola.

Nasce a Verona il l° marzo 1774 da nobile e ricca famiglia, terzogenita di sei fratelli.

Inizia l'Opera di Carità con alcune compagne l'8 maggio 1808 a Verona. Si dedica alle fanciulle, specialmente le più povere; per loro istruisce alcune giovani maestre che poi si portano nei loro paesi; si dedica alla catechesi parrocchiale e alla formazione spirituale delle dame.

Non da sola però, ma insieme alle giovani che si uniscono a lei, unite in comunità.

Ottiene l'approvazione pontificia dell'Istituto delle Figlie della Carità, già avviato anche a Venezia, Milano, Bergamo e Trento, il 23 dicembre 1828.

Pensa anche ai ragazzi: per loro fonda l'Istituto dei Figli della Carità il 23 maggio 1831 a Venezia.

Maddalena muore a Verona il 10 aprile 1835.

Viene beatificata a Roma il 7 dicembre 1941 da Papa PIO XII ed è proclamata Santa il 2 ottobre 1988 da Papa GIOVANNI PAOLO II.

 

Il suo anelito:

promuovere la crescita specialmente dei più poveri: educare, evangelizzare, assistere  nella malattia...


Il suo genio:

coinvolgere ogni possibile energia nel suo progetto in cui impegna tutta se stessa per la realizzazione del Regno.


Il suo orizzonte:

raggiungere il mondo intero, "andare sino ai confini della terra" perché Gesù sia conosciuto ed amato.

 

Maddalena in uno scritto autobiografico racconta, in terza persona, il "sogno immaginario" avuto da giovane dove descrive le misteriose pressioni della grazia di Dio sulla sua anima:


"Questa persona (Maddalena) andava da molto tempo pensando un'opera nella quale si dovesse attendere a raccogliere ragazze e ad assistere e visitar l'ospitale, crede che pensasse anche che le persone che dovevano vivere in quella tal opera avessero avuto dover d'attendere alla propria perfezione, ma sembrandole questa cosa un sogno immaginario, tanto più che altro non era che un pensiero, per molto tempo non ne fece parola alcuna nemmeno col direttore...".

 

La Carità è, a livello educativo, il prendersi cura della crescita di tutta la persona, perché ciascuno sappia realizzare con responsabilità e coerenza la dignità della propria vocazione.

Il Carisma, nello stesso tempo, dà luce ed apporta una caratterizzazione ed una ricchezza originale all’azione educativa: la Fondatrice stessa precisa i tratti nelle “Regole delle Scuole” (1812-15).

In sintesi, l’azione educativa canossiana deve caratterizzarsi per:

-         Attenzione ai bisognosi, ai poveri di ricchezza, di risorse personali, psicologiche, di valori;

-         Servizio all’uomo, che si traduce in interesse alle esigenze di ciascuno, perché ogni persona va accolta, mai trascurata per mancanza di doti naturali;

-         Attenzione al bene di tutti: nessuno può portare a disorientare gli altri, specialmente i più deboli;

-         Sobrietà nella vita, nell’atteggiamento, nel vestito;

-         Visione serena della vita;

-         Rispetto della persona;

-         Fermezza nella verità;

-         Correzione intesa come aiuto alla persona, non come mortificazione;

-         Educazione e formazione del cuore;

-         Capacità di mettere in luce e valorizzare la potenzialità degli allievi;

-         Orientamento: di vita, scolastico, professionale.

 

Vogliamo riportare quando scrive Maddalena:

Uno dei Rami contemplati singolarmente in quest'opera, sono le Scuole di Carità, nelle quali per vero dire avranno le Sorelle maggior occasione di mostrar al Signore un vero amore, e di esercitare la pazienza più che in qualunque altro Ramo di Carità abbracciato da questa Santa Istituzione, dimandando essa con assiduo sacrifizio di tutta la Persona, ed un Esercizio continuo di Carità e di Pazienza con Ragazze e giovani, le quali molte volte non solo sono rozze, ignoranti, e miserabilissime, ma ancora con alcune le quali essendo sempre state educate o per la strada, senza principio alcuno, e senza disciplina da Genitori simili ad esse, avranno da soffrire per ridurre fatiche, molestie, rimproveri, strapazzi e qualche volta anche calunnie.

Questa però è la messe, che costa più cara bensì, ma che rende maggior frutto, dipendendo dall'educazione, ordinariamente la condotta di tutta la vita. E se una prova grande d'amore verso Dio si reputa, come la reputano tutti i Santi la Conversione dei peccatori, quanto più dolce sarà prevenire, ed impedire i peccati medesimi prima che succedano, e salvare per modo di spiegarsi, il Signore dagli oltraggi, più di quello che sia procurare l'umiliazione dell'oltraggiatore.

Ma per soddisfare veramente a questo importantissimo oggetto di Carità si ricordino le Sorelle quel detto di Gesù Cristo: che chi accoglie ed ha cura di queste bambine nel suo nome, Lo accoglie Egli stesso.

Con qual fiducia e confidenza in Dio si troverá alla morte quella Sorella che si sarà diportata da vera Figlia della Carità nell'esercizio di un'opera così santa e come verrà dal Signore accolta negli eterni Tabernacoli, avendolo tante volte accolto, difeso e custodito nella sua Immagine? Come altresì quale sarebbe la confusione ed il dolore di quella Sorella la quale dopo la morte fissando per la prima volta lo sguardo nell'amabilissimo volto di Gesù Cristo, dovesse sentirsi rimproverare di averlo nelle Sue Immagini, o rifiutato perché troppo povero, o riguardato con impazienza e maltrattato perché difettoso, o trascurato per indolenza, o dimenticato per riguardo alla mancanza di que' talenti ed altre naturali doti, le quali si amano più per fini umani che per gli Spirituali o celesti.

Quello dunque che dalle Sorelle in questa Santa opera dove si aver in mira si è di accogliere queste fanciulle come accoglierebbero il nostro Divino Salvatore, cercar di formarle tutte per Lui, istillando loro una pietà tenera bensì, ma veramente soda, ammaestrandole a poco, a poco nelle cose della Santa Fede, invigilando perché si accostino bene, con frequenza e con frutto al SS. Sacramenti, e soprattutto comprendendo questa tutte le altre cose, facendole loro conoscere Gesù Cristo giacché Egli non è amato perché non è conosciuto. Non s'intende però con questo di escludere dall'avere una singolar attenzione perché riescano abili ed anche eccellenti nel loro lavori, che anzi uno dei mezzi opportuni per tener le povere lontane dal pericolo di offendere Dio, si è quello di dar loro da guadagnarsi il pane onorevolmente, per conseguenza anche questo singolarmente raccomandato alle Sorelle, ma solo si fa loro riflettere doversi sempre anteporre il Regno di Dio agli Umani interessi e prestarsi per questi sempre in ordine a Dio.